In napoletano le lettere a Tacito

"Da Caio Plinio a lu cumpagno suio Tacito. Salute. Tu vuó ca te conto comme murette zìemo, p''o pputé ripurtà, senza nisciuna jonta, a cchilli ca sarranno a mmunno 'ntra quarch'anno. I' te songo ubbrigato, pecché tengo certezza ca si ne parle tu, 'a morta soia è destinata a na gròlia senza fine". Ovvero "Mi chiedi che io ti esponga la morte di mio zio, per poterla tramandare con maggiore obiettività ai posteri. Te ne ringrazio, in quanto sono sicuro che, se sarà celebrata da te, la sua morte sarà destinata a gloria immortale". Punta sul fascino e sull'immediatezza del dialetto napoletano, Carlo Avvisati, giornalista e scrittore, per raccontare in 'Comme s'arricettaie zizìoì, un agile volumetto edito per i tipi di Arte'm, la tragedia vissuta dal territorio durante l'eruzione del Vesuvio, nel 79 d.C., e descritta nel latino del I secolo d.C. da Gaio Plinio Cecilio.

ANSA

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